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Studiare con la musica in cuffia diminuisce la concentrazione?

Commenti disabilitati su Studiare con la musica in cuffia diminuisce la concentrazione? Studiare a Imperia

Non sono in pochi a studiare con la musica in cuffia. Ha i suoi vantaggi, i suoi pregi per gli amanti delle sette note ma presenta anche diverse complicanze. Come inficia lo studio ascolatre canzoni o, meglio, la capacità di concentrazione sui libri? Aiuta o mette il bastone tra le ruote a chi sta preparando un esame? Molti aspetti entrano in gioco in questo argomento e noi proproniamo una guida sul legame tra musica e studi universitari che non lo esaurirà del tutto ma di certo potrà darvi molti spunti per andare più a fondo nella questione. Il tutto, poi, sarà contestualizzato in un discorso di tecnologia moderna grazie a cui è possibile fruire delle canzoni in modo del tutto impensabile negli anni 80 ma anche 90. Non vi resta che dedicarvi e dedicarci qualche minuto di lettura. Buon viaggio e buona musica.

Vi piace studiare con la musica in cuffia? Vi incurioscisce chi ci riesce? Avete grandi difficoltà a farlo ma vorreste capire come sia possibile abbinare le due attività? Qualsiasi sia il vostro mood e la vostra siuazione, questa guida vi toglierà diversi dubbi. Non tutti, sia chiaro, ma diversi.

Come funziona Spotify

Sarebbe incompleta una guida che analizza il rapporto psicologico tra musica e studio che non illustra ai giovani quali possibilità dà loro la tecnologia in tal senso. Ecco perché vogliamo spiegarvi come funziona Spotify a grandi linee.

Il concetto di base dello streaming audio gratuito è lo stesso che ha fatto prosperare le televisioni private negli anni settanta e cioè fornire un servizio gratis all’utente in cambio di una sua sottomissione a precisi spot pubblicitari. Potrete, in concreto, accedere all’archivio enorme del software sena pagare nulla ma solo sorbendovi, ogni due o tre canzoni, trenta secondi di pubblicità.

Il grande ed indiscusso vantaggio di chi usa Spotify è che ci sono i suggerimenti basati sulla tipologia di canzoni che hai in playlist. Questo concede all’ascoltatore due grandi surplus:

  1. Il flusso di ascolto è pressocché senza soluzione di continuità da un artista all’altro;
  2. Avrete modo di scoprire realtà che ignoravate e che così potreste apprezzare.

A proposito di flusso, interrompiamo un secondo quello di questa guida per fare una specifica importante. L’argomento dello studiare con la musica in cuffia è troppo vasto anche per un articolo di queste dimensioni. A lettura completata, per favore, proseguite a montare i pezzi di questo grande puzzle leggendo gli altri articoli del nostro blog accademico di Imperia ma anche ponendoci quesiti diretti attraverso il nostro form informativo.

Come si comporta ls scienza su questo tema? Ci sono approdi contrastanti. I risultati di alcune ricerche, infatti, dimostrano che ascoltare musica per studiare incrementi l’attenzione e la memoria ed abbia anche un ottimo effetto sulla capacità di effettuare calcoli. Altri studi, però, insistono sul fatto che sia una prassi foriera di distrazioni e che porti alla continua ed estenuante procrastinazione. Ecco i due estremi della questione:

Non va Bene

Partiamo dal perché si senta il bisogno di mettersi in cuffia mentre si è sui libri. Lo studio vuol dire affrontare l’ignoto e l’ignoto fa paura. Se nel buio spaventoso istintivamente accendiamo la luce, in questa situzione la nostra testa cerca un supporto nell’audio, magari con canzoni che si amano e si conoscono per il conforto che sanno dare.

Il problema è che una testa predisposta a questo modo di ragionare è una testa predisposta a seguire più la scia della musica che quella dell’apprendimento. Come per ogni grande viaggio avventuroso, c’è una dose di terrore ma anche un’altra più grande di coraggio. Avere gli mp3 a portata di mano azzera la seconda parte.

Questa teoria è confortata dalla Facoltà di Medicina dell’università di Standford che ha mostrato le immagini del cervello di persone mentre ascoltavano brevi brani di un compositore del diciottesimo secolo. C’era una evidente ed indiscussa influenza sulle aree cognitive dell’attenzione. Vediamo più nello specifico come s’è svolto questo esperimento sull’azione delle canzoni sul cervello secondo la pubblicazione del 2 agosto 2014 di Neuron:

“Gli scienziati hanno cercato di imitare il momento quotidiano dell’ascolto della musica mentre i partecipanti allo studio erano immersi all’interno del macchinario diagnostico. Sono stati esaminati dieci uomini e otto donne a cui sono stati forniti un paio di cuffie riduttori del rumore e istruzioni dettagliate su come ascoltare passivamente la musica. Si è notato che l’attività maggiore dell’organo più importante del corpo si è verificata nel momento in cui è stata inserita una breve pausa di silenzio tra le canzoni. La conclusione è stata che i cambiamenti dinamici osservati nelle scansioni conclusive delle risonanze riflettono l’evoluzione delle risposte del cervello in base alle diverse fasi di una sinfonia musicale: canzone-pausa-canzone”.

Questo non nega che ci siano persone in grado di scaricare il proprio iPod e di imparare comunque cose importanti nello stesso tempo ma si tratta di soggetti con fortissima capacità di concentrazione. In pratica, secondo questa fazione di scienziati, se inforcate le cuffie mentre state sui libri, state chiedendo alla vostra testa del lavoro straordinario. Con tutte le conseguenze del caso.

Va Bene

C’è, come anticipato, anche chi la pensa in maniera positiva. Ci sono tantissimi fattori da valutare in un’affermazione di legame tra musica e studio e sarebbe sciocco non valutarli. Abbiamo anticipato che un peso hanno le capacità psicologiche degli individui e poi? Uno studio scientifico recente, incentrato genericamente sul lavoro e sulle sue sfaccettature, indica, nel suo terzo volume, la correlazione tra l’iPod e la concentrazione.

Come scritto nei suoi risultati, “lo studio ha testato l’effetto della musica sull’attenzione mentre si svolgevano importanti compiti. Il risultato è stato abbastanza intrigante: gli studenti che sono stati messi alla prova con la musica hanno ottenuto un punteggio inferiore rispetto a chi non l’ha ascoltata”.

Un altro elemento della questione fortemente discriminante è la tipologia di audio ascoltato. Lo sostiene un altro studio, questa volta condotto dall’Università di Dayton e pubblicato il 14 giugno 2014, che ha dimostrato che ad ottenere i migliori risultati agli esami di linguistica sono stati i ragazzi che hanno studiato con Mozart in sottofondo.

E’ chiaro che un testo, ancor più se nella nostra lingua, possa portar via. D’altronde chi lo ha scritto lo ha pensato per questo scopo. Poi c’è chi alle parole non bada mai e chi le segue con un piglio da amante della narrativa e quindi deve fuggire da ogni canzone italiana mentre studia.

App per scaricare la musica per lo studioApp per scaricare musica per lo studio

Con buona pace della discografia mondiale, il disco fisico è una delle meno redditizie modalità per vendere un artista. La richiesta di canzoni da parte dei giovani, però, è tutt’altro che scemata. Lo dimostra la grande richiesta di app per scaricare musica per lo studio.

In giro ce ne sono molte. Ecco, secondo la nostra redazione, una lista dettagliata di quelle più in voga:

  • Apple Music: che gode dell’archivio di Tim Cook e dello store di iTunes;
  • Google Play Music: che lavora sia come streaming gratuito sia come negozio in remoto per i vostri acquisti;
  • TinyTunes: che è uno dei titoli più in voga perché funge come un vero e proprio motore di ricerca delle sette note;
  • Jamendo Music: che è una situazione un po’ atipica perché principalmente si tratta di uno dei siti Web più importanti del mondo per musica indie con un database di migliaia di brani di tutti i generi. Le canzoni le potete ascoltare gratis, scaricare in locale ma anche riutilizzare in progetti personali;
  • Zedge: che consente di fare download di suonerie, sfondi e temi per cellulari in maniera totalmente gratis;
  • Audiko: che ha un funzionamento estremamente intuitivo e il suo database comprende brani di qualsiasi genere ed epoca.

Come creare le playlist personali

Partiamo dal capire cosa è una playlist di Spotify. Dal sito ufficiale si apprende che si tratta di “una raccolta di brani che si può creare per qualsiasi stato d’animo, evento e così via”. Di base, per chi c’era o per chi se l’è fatto raccontare, è una versione moderna della compilation su cassetta degli anni ottanta.

Ecco alcuni passaggi per comporre la selezione di canzoni preferite:

  1. Suddividete le playlist in cartelle;
  2. Fate un giro su Discover Weekly;
  3. Utilizzate Release Radar;
  4. Importate le vostre ricerche da Shazam;
  5. Importate le playlist di iTunes.

Come seguire le storie di Instagram degli artisti

Ormai è scoppiata una moda, le storie su Instagram. Partendo dal successo di Snapchat, che distrugge i contenuti entro 12 ore dalla loro pubblicazione per la gioa dei giovanissimi che odiano essere controllati dagli adulti, il social visivo di Zuckerberg offre l’opzione di raccontare sè stessi o il mondo circostante con materiale fotografico o video.

Farlo è intuitivo. In alto a sinistra dello schermo c’è un “+” che consentirà di caricare quel che volete. Poi avrete due o tre tools per editare il tutto tra filtri e inserimento testo aggiuntivo. I ragazzi hanno subito imparato a seguire le store di Instagram dei loro artisti del cuore perché trabordano di creatività come i loro “padri”, perché consentono di interagire tramite messaggio col diretto interessato e perché offrono una finestra (spesso costante) su una vita che in pochi vivono.

I cantanti più attivi come stories sono i Thegiornalisti (in particolare il leader e cantante Tommaso Paradiso) e Levante. Non solo backstage di concerti o momenti di registrazioni di nuovi dischi ma vere e proprie istantanee di quotidianità con questi beniamini buttati sul divano a guardare vecchi film o dal parrucchiere a farsi belli. Le osservazioni di Paradiso sul film di Alberto Sordi, per fare un esempio concreto, sono un esempio fulgido.

Ora ne sapete di più sui pro e sui contro di studiare con la musica in cuffia. Ve li hanno spiegati gli scienziati in modo oggettivo. La decisione finale, questo lo avrete capito, spetta a voi ma, prima di prenderla, seguite il nostro consiglio e continuate a prendere altre informazioni sul te,a su Internet ma anche nei nostri canali social ufficiali.

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