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Lavorare come vigile urbano: studi e opportunità

Lavorare come vigile urbano ti consente di svolgere una professione a tempo indeterminato, entrando nei corpi di pubblica sicurezza degli enti locali. Per accedere bisogna superare un concorso ed essere in possesso dei seguenti requisiti: avere tra i 18 e i 40 anni, essere in possesso della patente di guida B (potrebbe essere richiesta anche la A), essere cittadino italiano, godere di tutti i diritti civili e politici e conoscere almeno una lingua straniera (l’inglese è quella più importante). Quest’ultimo requisito vale soprattutto per le cittadine con una grande affluenza turistica, in cui il vigile svolge anche la mansione di assistente in strada a cui chiedere informazioni. Ovviamente, per diventare vigile urbano non bisogna aver subito delle condanne penali o essere stato interdetto dai pubblici uffici.

Se vuoi saperne di più sulle mansioni e sulle modalità per prepararsi al concorso, leggi la nostra guida dell’Università Unicusano di Imperia.

Diventare vigile urbano: le mansioni

Ti piacerebbe lavorare come vigile urbano, ma vorresti qualche informazione in più sulle mansioni giornaliere da svolgere? Il primo compito è quello di controllare il traffico, favorire la viabilità evitando ingorghi e intasamenti e far rispettare le norme stradali all’interno del territorio comunale. Al vigile spetta anche il ruolo di controllore della sicurezza stradale. Questo significa, per esempio, che in caso di incidente deve assistere ai rilievi in collaborazione con la polizia stradale o con altri corpi di polizia.

Qui sotto, trovi un elenco dei compiti da assolvere per lavorare come vigile urbano:

  • tutela del consumatore: contrasto delle forme di commercio irregolare (ambulanti abusivi e banchetti non in possesso delle regolari autorizzazioni per la vendita)
  • tutela della qualità urbana e rurale
  • supporto alle attività di controllo svolte da specifici organi di vigilanza e destinate alla verifica della sicurezza e della regolarità del lavoro
  • soccorso in caso di calamità, catastrofi ed altri eventi che necessitano dell’intervento della protezione civile

Non solo, i vigili possono anche essere designati al servizio di controllo davanti alle scuole, alla vigilanza a piedi nei quartieri e nelle aree sensibili e agli interventi di educazione stradale nelle scuole.

La legge, inoltre, prevede un numero minimo di vigili urbani che dipende dal numero di abitanti della città in cui prestano servizio. Per i comuni con più di 20 mila abitanti, per esempio, è previsto un operatore di polizia municipale ogni mille residenti.

Come diventare vigile urbano: le prove da affrontare

Per diventare vigile urbano bisogna accedere al concorso compilando un modulo scaricabile dal sito web ufficiale del corpo dei vigili urbani. Alla domanda si deve allegare il documento di riconoscimento valido, l’attestato di diploma di scuola media superiore e gli altri titoli di studio acquisti e considerati validi al fine del concorso (conoscenza inglese). Il titolo di studio base per accedere, infatti, è il diploma di scuola media superiore, ma se hai titoli di studio più alti puoi ottenere punti in più utili a farti salire in graduatoria.

Una volta inviata la domanda, dovrai aspettare i tempi necessari alla valutazione. Un’apposita commissione verifica cioè le risposte inserite nel modulo e i documenti allegati e stila le graduatorie di ammissione. A quel punto non ti resta che aspettare le date del concorso per lavorare come vigile urbano.

Ecco in cosa consiste la prova selettiva:

  • due sessioni teorico-pratiche: un tema e una prova a quiz
  • una prova orale

Le materie di esame sono abbastanza vaste e includono il Diritto Costituzionale, il Diritto Amministrativo, la Legislazione degli Enti Locali, il Codice della Strada e il Codice di Procedura Penale. Nei precedenti concorsi per diventare vigile urbano sono state proposte tracce del tipo: “Cosa si può contestare a un ubriaco a bordo di un velocipede?” oppure “Quali sono le procedure di contestazione nel caso di accertamento di un autista ubriaco privo di documenti?”.

Punteggio per superare le prove

Per poter passare alla prova orale bisogna totalizzare un punteggio di almeno 21 su 30 domande. Dopodiché, la prova orale si ritiene superata con un punteggio pari a 24 su 30. A questi punteggi vengono sommati quelli spettanti in base ai titoli allegati alla domanda.

Chi supera entrambe le prove viene inserito nelle graduatorie e deve semplicemente attendere la chiamata da parte del Comune.

Il contratto dei vigili è a tempo indeterminato e raramente si firmano contratti a tempo determinato. Nei primi due anni di servizio, si effettua soprattutto lavoro in strada per il controllo del traffico. Mano a mano che si lavora e si accumula esperienza, si ha la possibilità di partecipare ai concorsi interni per salire di grado.

Periodicamente gli enti locali bandiscono dei concorsi per l’assunzione di nuovi vigili urbani. Controlla spesso la gazzetta ufficiale per essere sempre informato e non lasciarti sfuggire l’occasione di partecipare. Ovviamente, dovrai studiare per bene in tutte le materie d’esame elencate sopra.

Se vuoi davvero lavorare come vigile urbano, comincia subito a prepararti per superare il concorso!

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Cosa sono gli stili di apprendimento e perché è importante conoscerli

Per stili di apprendimento si intendono le modalità personali con cui ogni singolo studente comprende, elabora e fa proprie le informazioni. Ogni persona ha cioè il proprio approccio personale allo studio o più semplicemente all’apprendimento di un concetto o di una materia nuova. Questo significa, per esempio, che in una classe ci sono tanti stili di apprendimento quanti sono gli studenti.

Per poter promuovere dunque un insegnamento efficace, il docente dovrebbe adottare una prassi didattica capace di andare incontro a tutti i suoi studenti. È naturale che l’insegnante tenda a privilegiare la modalità didattica più congeniale al suo stesso stile di apprendimento, ma questa non è sempre la scelta più efficace.

Per capire cosa sono gli stili di apprendimento e come utilizzarli in qualità di insegnante, di pedagogista, di operatore didattico o di studente leggi l’approfondimento qui sotto dell’Università Unicusano di Imperia.

Come si apprende: guida allo stile di apprendimento personale

Gli individui apprendono in maniera diversa ed elaborano in maniera diversa le informazioni. Se ci pensi, ognuno ha persino delle preferenze spaziali e temporali differenti che caratterizzano la sua modalità di studio. C’è chi preferisce studiare di sera in solitudine e in un ambiente silenzioso e chi preferisce condividere lo studio con i propri compagni e sceglie il pomeriggio presto come momento migliore.

A determinare le differenze sono anche i canali sensoriali che vengono stimolati dall’insegnante. Oggi, l’apprendimento passa per quattro canali principali che definiscono altrettanti stili di insegnamento:

  • canale verbale e visivo: è il più utilizzato nel contesto scolastico e prevede che l’apprendimento passi essenzialmente attraverso la lettura e la scrittura.
  • canale iconografico: è la base del cosiddetto visual learning in cui si prediligono immagini, disegni, fotografie, grafici, diagrammi e mappe concettuali
  • canale uditivo:  è quello che predilige l’ascolto, con il coinvolgimento diretto dello studente che partecipa a lavori di gruppo e a discussioni collettive
  • canale cinestetico: è quello che punta sulle attività pratiche secondo il principio si impara facendo

Ognuno di questi canali ha la sua strategia/e di apprendimento. Se si attiva il canale verbale e visivo, per esempio, lo studente tenderà a prendere appunti, a riassumere per iscritto  i concetti principali e a prendere nota delle istruzioni per fare i compiti. Se si attiva quello iconografico, verranno favorite strategie come la sottolineatura con colori diversi per evidenziare le parole chiave del testo o l’utilizzo di mappe multimediali per diversificare i contenuti a livello gerarchico. 

Non è finita qui. Gli stili di apprendimento presuppongono anche degli stili cognitivi, definizione con cui si indica la modalità con cui lo studente elabora l’informazione.

Gli stili cognitivi riguardano cioè il modo in cui una persona assimila un’informazione (enfatizza i dettagli, vede l’insieme eccetera), le procedure razionali che mette in atto per capire i nuovi concetti (procede per associazioni di idee o in maniera sistematica) e la modalità di memorizzazione e organizzazione dello studio che adotta (ripete ad alta voce, elabora degli schemi, fissa i nuclei più significativi di un dato argomento). Gli stili cognitivi vanno cioè da quello analitico a quello intuitivo, da quello sistematico a quello riflessivo.

Conoscere gli stili di apprendimento per aiutare gli studenti

Il ruolo degli insegnanti e dei pedagogisti è molto cambiato. Oggi, il docente non è solo colui che tramanda il sapere, ma è colui che favorisce, stimola e accompagna il percorso di scoperta e di apprendimento del sapere. A lui spetta individuare il canale o i canali giusti e adottare lo stile di insegnamento più efficace per fare in modo che i suoi studenti mettano in atto il proprio stile di apprendimento con le relative strategie.

Capire cosa sono gli stili di apprendimento consente agli insegnanti di partecipare attivamente ai cambiamenti della scuola moderna, dove sono sempre più frequenti i progetti per arginare la dispersione scolastica e per migliorare l’efficacia della didattica.

Il modello verbale e visivo basato su scrittura e lettura, per esempio, non è adatto ai bambini e ai ragazzi dislessici e a quelli vittime di un disturbo di apprendimento. Ecco perché le scuole sono alla ricerca di professionisti in grado di capire queste nuove esigenze.

Oggi, sono sempre più richiesti gli interventi attuati da professionisti esterni all’istituzione scolastica e volti a risolvere queste problematiche e a fornire consulenze per supportare studenti, insegnanti e genitori creando dei percorsi psico-educativo specifici. 

Per capire meglio come usare gli stili di apprendimento per diventare un professionista abilitato a lavorare nel contesto scolastico attuale puoi seguire il Master di II Livello in Psicologia Scolastica dell’Università Unicusano.

Il master fornisce una serie di competenze per l’analisi dei contesti scolastici e per la comprensione degli interventi psicologici da attuare. Non solo, ti permette di acquisire le conoscenze per aumentare l’efficacia della didattica e per stabilire misure di sostegno in favore della relazione scuola-famiglia. Infine, fornisce gli strumenti per permetterti di rispondere ai bisogni degli studenti vittime dei disturbi di apprendimento.

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Le 5 migliori app per studiare l’inglese

Le app per studiare l’inglese sono un ottimo modo per imparare divertendosi, con il vantaggio di poterle utilizzare ovunque e in qualsiasi momento.

Ti basta avere un po’ di tempo e uno smartphone per poterti allenare e mettere alla prova la tua conoscenza della lingua. In fondo, l’allenamento costante è l’unico modo per imparare una lingua straniera.

Oggi, le app per l’inglese sono davvero molto numerose e non c’è che l’imbarazzo della scelta. E allora quale utilizzare? Noi ti proponiamo una piccola guida con le migliori applicazioni per iOS e Android. Leggi l’elenco dell’Università Unicusano di Imperia e comincia a mettere alla prova la tua conoscenza dell’inglese.

Le app per studiare l’inglese

Duolinguo

Quest’app per imparare le lingue è completamente gratuita e si può utilizzare su dispositivi iOS, Android e Windows. Una volta scaricata, dovrai stabilire come utilizzarla entrando nella sezione Scegli un obiettivo giornaliero. Hai a disposizione quattro diverse opzioni: uso Rilassato per 5 minuti al giorno, uso Normale per 10 minuti al giorno, uso Serio per 15 minuti al giorno oppure uso Impazzito per 20 minuto al giorno.

Ovviamente, dovrai anche indicare il tuo livello di inglese. Puoi cioè partire dalle basi oppure fare un piccolo test per consentire all’applicazione di inquadrare il tuo livello e proporti le lezioni giuste. Duolingo, inoltre, è suddivisa nelle seguenti sezioni:

  • Impara: sezione con tutte le lezioni. Quelle avanzate sono gratuite, ma l’accesso è consentito solo dopo il superamento delle lezioni base
  • Profilo: sezione in cui puoi monitorare i tuoi progressi nell’apprendimento della lingua
  • Negozio: sezione in cui puoi comprare alcuni accessori per il tuo personal trainer linguistico

ABA English

Questa app per studiare l’inglese è utilizzabile su dispositivi iOS e Android e ti consente di avere un contatto diretto con un insegnante, così da chiarirti qualsiasi dubbio linguistico.

Una volta effettuata la registrazione, scegli il tuo livello tra Beginners (A1), Lower Intermediate (A2), Intermediate (B1), Upper Intermediate (B2),  Advanced (B2-C1) e Business (C1).

L’applicazione ti consente anche di scegliere tra diverse funzioni:

  • ABA Film: impari nuovi termini guardando dei film didattici
  • Parla: ti eserciti per migliorare la pronuncia
  • Scrivi: fai gli esercizi per affinare l’ortografia e la grammatica
  • Interpreta: ti alleni affinché la tua conversazione diventi più fluente
  • Video-lezione: guardi una lezione registrata
  • Esercizi: consolidi le tue conoscenze con gli esercizi pratici
  • Verifica: ti metti alla prova per capire in quali aeree hai bisogno di uno studio maggiore

Memrise

Questa app per l’inglese è gratuita nella versione base. Se ti interessa usare la versione Pro, hai un costo annuale da sostenere.

Se vuoi cominciare subito, testa i divertenti esercizi base ideati per migliorare la conoscenza della lingua. La caratteristica principale di Memrise è proprio nell’ampia proposta di esercizi studiati per consentire un apprendimento facile e divertente.

Al momento della registrazione hai anche la possibilità di scegliere tra inglese USA o inglese UK. Per quanto riguarda i livelli, invece, hai la doppia opzione Principiante o Competente. Se vuoi controllare i tuoi progressi, invece, accedi alla sezione TU e visualizza l’elenco delle parole memorizzate, il tuo livello di conoscenza della lingua e i punti esperienza che hai cumulato. Tra l’altro, le lezioni sono scaricabili e consultabili senza problemi anche offline.

BUSUU

Busuu è un’app per studiare l’inglese decisamente particolare. Si tratta di una sorta di social network in cui ti iscrivi con un doppio ruolo, sia di studente che di tutor della tua lingua (nel tuo caso l’italiano).

L’applicazione ti mette a disposizione dei corsi individuali e ogni utente può testare le proprie capacità di fare conversazione con gli altri iscritti madrelingua, utilizzando la video chat. I madrelingua inglese ti aiuteranno a migliorare la tua conoscenza della lingua e ti segnaleranno gli errori che commetti nel parlato e nello scritto. A tua volta potrai fare lo stesso con gli iscritti a BUSUU che desiderano imparare l’italiano. L’applicazione è a pagamento, ma puoi testarla provando la prima lezione gratuita.

Babbel

Babbel è un’ottima app per imparare le lingue, grazie alla diversificazione della difficoltà degli esercizi in base al livello di conoscenza dello studente (Base, Intermedio e Avanzato).

Le lezioni riguardano sia la lingua parlata (comprensione e produzione orale) che quella scritta (grammatica e ortografia) e sono accessibili gratuitamente nella versione base. Devi solo iscriverti, creare il tuo account e cominciare a studiare. Se hai necessità di accedere alle lezioni avanzate, dovrai sottoscrivere un abbonamento scegliendo tra la formula mensile, trimestrale, semestrale o annuale.

Babbel ti mette a disposizione anche speaker e insegnanti selezionati, con cui potrai interagire per migliorare la lingua parlata e la pronuncia.

Se vuoi usare Babbel sia da pc che da smartphone, puoi farlo tranquillamente senza perdere nessun dato. Tutti i progressi vengono sincronizzati e sei davvero libero di accedere in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo senza perdere nulla.

A questo punto non ti resta che scegliere la tua app per studiare l’inglese, scaricarla e iniziare a esercitarti!

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Film sulle aziende e sul marketing: 5 pellicole da vedere

I film sulle aziende ti aiutano ad approfondire divertendoti. Il linguaggio cinematografico veicola concetti e modelli di comportamento da applicare nella gestione di un’attività in maniera semplice e diretta. In fondo, le idee imprenditoriali nascono anche ispirandosi alle idee di altri che hanno avuto il coraggio di sperimentare e di perseguire i propri obiettivi. I film possono diventare davvero materia di studio per chi segue un corso di laurea in economia o in marketing. Scopri quali sono le 5 pellicole che devi assolutamente vedere.

Film sulle aziende

The Founder

Il primo titolo della lista è classificabile nella categoria Film Imprenditori Famosi. La pellicola è  uscita nel 2016 e racconta la storia dell’imprenditore Ray Kroc (Michael Keaton). Forse il suo nome non ti dice molto, ma conosci sicuramente l’impero che ha fondato: McDonald’s Corporation. La sua storia è la metafora perfetta dell’uomo capace di fiutare un buon affare.

Ray è un semplice venditore di frullatori che si imbatte casualmente nel ristorante di fratelli Dick e Mac McDonald. Stupito dall’efficienza del loro sistema di organizzazione del lavoro, punta tutto sui due fratelli e riesce a creare insieme a loro la formula che gli consente di avviare la catena di fast food che conquisterà il mondo.

La storia è un ottimo esempio di imprenditoria positiva e negativa allo stesso tempo. La capacità di rischiare e di credere in un’idea di Ray è l’insegnamento positivo e il modello da seguire, quello per cui vale la pena guardare film sulle aziende con protagonisti degli uomini visionari.

Al contrario la scalata della società a discapito dei due fratelli ideatori del metodo McDonald’s rappresenta il modello da non seguire e, allo stesso tempo, costituisce un insegnamento prezioso di cui dovrai ricordati quando gestirai aziende e società con altri partner.

The Social Network

Il secondo film sulle aziende da vedere è The Social Network. La visione di questo film insegna come a determinare il successo di un prodotto sia la sua capacità di soddisfare i bisogni della gente.

The Social Network infatti, racconta i primi anni della fondazione di Facebook nel 2004 fino alla causa milionaria intentata contro Mark Zuckerberg. In fondo, il social è nato da un bisogno di maggiore socializzazione prima del suo fondatore e poi dei suoi colleghi universitari di Harvard.

Se pensi di fondare una start up dopo l’università, The Social Network ti mostra come sia importante concentrarsi sui bisogni del proprio mercato di riferimento per lanciare un servizio o un prodotto di successo.

Flash of Genius

Flash of Genius non è un film di successo, inteso come storia che racconta di imprenditori famosi che raggiungono fama e soldi. Non è un film di millionaire, ma insegna come sia importante difendere le proprie idee e seguire l’iter giusto per proteggerle.

Il film racconta la storia vera del professore universitario Robert Kearns, inventore del primo tergicristalli regolabile. Il professore aveva presentato la sua idea alla Ford, che stava lavorando a un brevetto simile senza raggiungere buoni risultati. Robert, però, non aveva intenzione di vendere il brevetto alla casa automobilistica, ma avrebbe voluto averli come partner commerciali. La sua idea, infatti, era quella di mettere in piedi un’azienda per produrre il suo tergicristallo.

Purtroppo, Ford approfittò del prototipo e realizzò in proprio il tergicristallo regolabile, rubando di fatto l’idea a Kearns. Il povero professore fu costretto a ingaggiare una battaglia legale durissima e rischiò persino di perdere la salute mentale. Solo dopo tanti anni, riuscì a veder riconosciuta la paternità del suo tergicristalli e a ottenere un risarcimento milionario.

Film sul marketing

The Joneses

Il quarto titolo della nostra lista di film sulle aziende da vedere assolutamente riguarda l’ambito marketing. Si tratta di The Joneses con Demi Moore, David Duchovny e Amber Heard. Il film racconta di una famiglia americana, composta da madre, padre e due figli,  che sembra il ritratto della perfezione. In realtà, i quattro non sono affatto una famiglia ma un team di marketing che sfrutta la propria vita sociale per vendere tutta una serie di prodotti. Sono cioè dei veri e propri influencer, che fondono vita privata e vita lavorativa in maniera talmente forte da non riuscire più a distinguere dove finisce l’una e dove inizia l’altra. Chi ti ricorda? The Joneses  è un ottimo esempio con cui analizzare la parabola dei moderni influencer.

Thank you for smoking

Questo film è sicuramente una sorta di manuale di marketing per la vendita dei prodotti più difficili da commercializzare. Il protagonista, Nick Naylor, è un lobbista che si ritrova a difendere le grandi aziende del tabacco da una serie di attacchi e di campagne contro il fumo. Al di là degli aspetti morali, il film mostra come sia possibile usare le parole per presentare nella luce migliore un prodotto che scatena una serie di nefasti effetti collaterali.

A questo punto non ci resta che augurarti buona visione!

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Cos’è la digitalizzazione della pubblica amministrazione: a che punto siamo

La digitalizzazione della pubblica amministrazione è un processo in atto da qualche anno che coinvolge tantissime realtà, dalle regioni ai comuni, dalle province alle scuole fino agli enti pubblici come l’INPS.

Ma cosa si intende esattamente per digitalizzazione delle PA? Sotto questa denominazione sono incluse tante attività diverse che dovrebbero favorire il passaggio definitivo dall’analogico al digitale dell’amministrazione pubblica. Tra le misure ci sono la cyber security, la banda larga, la gestione dei servizi al cittadino tramite piattaforme online e i piani di investimento per rendere più competitiva e digitale l’Italia (Piano Industria 4.0 promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico).

Per il momento il cammino è ancora lungo, stando almeno ai dati del DESI (Digital Economy and Society Index). Si tratta di un indice creato dalla Commissione Europea che serve a misurare il grado di digitalizzazione dei paesi appartenenti alla Comunità secondo parametri come la connettività, l’uso di internet e il numero di servizi pubblici digitali offerti ai cittadini.

Ebbene, l’Italia è risultata tra gli ultimi quattro paesi in base ai dati diffusi nel 2018. Siamo avanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania e siamo decisamente lontani dai  paesi più digitalizzati tra cui Francia, Regno Unito e Germania. Il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione è dunque solo all’inizio. 

La digitalizzazione della pubblica amministrazione: le misure da attuare

Nel 2017 è stato ratificato il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, frutto della collaborazione tra l’AgiD (Agenzia per l’Italia Digitale) e il team per la Trasformazione digitale.  Il piano include tutte le misure che dovranno essere adottate per favorire il processo di digitalizzazione delle PA, che ha comunque come obiettivi primari la razionalizzazione della spesa pubblica e il miglioramento dei servizi offerti sia ai cittadini che alle imprese.

Per raggiungere questi risultati sono incluse misure come:

  • PagoPa – sistema di digitalizzazione dei pagamenti diretti alle amministrazioni pubbliche da parte di cittadini privati e società
  • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) per l’accesso a tutti i servizi pubblici online tramite un’unica identità digitale
  • ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), database della popolazione residente sul territorio italiano. Fino a ora l’ANPR è stato testato solo in 800 comuni
  • BUL (Piano Banda Ultra Larga), azioni di potenziamento della banda larga
  • unificazione delle Banche dati delle PA
  • dematerializzazione dei documenti con completo superamento del supporto cartaceo

Per poter mettere in atto tutte queste misure e favorire davvero il completamento del processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione sono necessari finanziamenti importanti. A inizio 2019 è stato lanciato il piano Smarter Italy con uno stanziamento di 50 milioni di euro. Grazie a questi finanziamenti, si dovrebbe procedere al completamento e all’avvio di una ulteriore serie di trasformazioni digitali tra cui: 

  • cloud computing
  • nascita delle infrastrutture per la conservazione dei documenti
  • attuazione in tutta Italia del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) per consentire al cittadino la conoscenze e la consultazione semplificata della propria storia sanitaria. Il FSE è uno dei pilastri del concetto di Sanità digitale. Dovrebbe coprire, infatti, tutto l’arco della vita sanitaria di un uomo/donna ed essere utilizzato dagli operatori sanitari per migliorare la prevenzione, la diagnosi e la cura dei cittadini.
  • realizzazione dei PSN, Poli Strategici Nazionali, necessari per l’attivazione dei servizi digitali ancora mancanti

Digitalizzazione PA: come orientarsi tra fatturazioni elettroniche e nuovi modelli di lavoro

Il processo è complesso e include tante conoscenze, come gli obblighi di tutela della privacy. I cambiamenti messi in atto necessitano di dipendenti della pubblica amministrazione preparati e in grado di utilizzare i nuovi strumenti e di figure professionali coinvolte come consulenti o come operatori attivi del cambiamento.

Per avere un ruolo nell’importante processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione puoi seguire il Master II Livello in Digital leadership in Government & Public Sector organizzato dall’Università Nicolò Cusano e rivolto a dipendenti pubblici, studenti e professionisti come gli avvocati.

Il master ti fornirà gli strumenti indispensabili per assolvere alle nuove mansioni imposte dalla digitalizzazione.

Una delle novità del processo introdotta nel 2019, per esempio, è la fatturazione elettronica: l’innovativo sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture. Si tratta di una delle misure incluse nel piano di dematerializzazione dei documenti previsto dalla digitalizzazione delle PA. L’obiettivo della fatturazione elettronica è consentire l’abbandono della carta in favore di documenti in formato XML.

A essere coinvolti nella fatturazione elettronica sono i fornitori, il Sistema di interscambio nazionale (Sdl) e la pubblica amministrazione. Quest’ultima fornisce il codice univoco che va riportato sulla fattura elettronica insieme alla Partita IVA, all’indirizzo, alla data del documento e a tutti i dati rilevanti ai fini fiscali.

Si tratta di una misura adottata per ridurre i costi di stampa e spedizione, per scongiurare gli errori del data entry manuale e per evitare falsi e duplicazioni. Non solo, la scelta della fattura elettronica servirà a combattere l’evasione fiscale in quanto consente i controlli in tempo reale sull’IVA dichiarata e l’IVA versata. In questo modo, le autorità competenti potranno bloccare più velocemente le operazioni sospette.

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Cos’è il frontespizio della tesi di laurea e cosa scriverci

Il frontespizio della tesi di laurea è uno degli ultimi scogli prima del raggiungimento dell’agognato traguardo. Se ti stai preoccupando di capire cosa scriverci, significa che sei davvero alle battute finali. Il lavoro di stesura è finito e stai preparando tutto per dare alle stampe la tua tesi. Ebbene, il frontespizio è sicuramente il problema successivo a quello della copertina della tesi di laurea.

In effetti, si tratta della prima pagina di presentazione del lavoro e proprio per questo motivo ha la sua importanza. Per evitare di commettere errori leggi la mini guida dell’Università Nicolò Cusano di Imperia.

Come fare il frontespizio della tesi di laurea

Esistono delle disposizioni universali valide per tutte le università riguardo il contenuto del frontespizio. La pagina non deve riportare alcuna numerazione né in basso né in alto e i margini superiori e inferiori devono essere rigorosamente bianchi.

Ma cosa deve contenere? Qui sotto, hai l’elenco completo dei dati da inserire:

  • università
  • dipartimento/facoltà
  • corso di laurea
  • titolo della tesi
  • nome del candidato
  • nome del relatore 
  • nome del correlatore facoltativo
  • anno accademico

La parte alta del frontespizio è occupata dal nome dell’università con il relativo logo. Subito sotto, vanno inseriti facoltà e corso di laurea. In genere, quest’ultimo viene stampato con un carattere più piccolo rispetto a quello utilizzato per università e facoltà.

Al centro del tuo frontespizio va inserito il titolo della tesi. Il titolo deve essere quello concordato e approvato dal docente assegnatario/relatore. La correttezza del titolo è una tua responsabilità e ti conviene controllare più di una volta che sia quello approvato. Verifica punteggiatura, maiuscole, minuscole ed eventuali parole in lingua straniera. Ricordati anche che il titolo del frontespizio della tesi di laurea non deve mai terminare con un punto.

Sotto il titolo, invece, vanno indicati nome e cognome del candidato e nome e cognome del relatore. Entrambi i nominativi occupano la stessa riga, di solito si inserisce prima il relatore e poi il candidato.  Accanto al nome del relatore aggiungi anche il suo titolo formale, che trovi nella pagina dedicata al docente nel sito della tua facoltà. Sotto il nome del relatore, invece, va indicato quello del correlatore. Quest’ultimo però è facoltativo. Se preferisci inserirlo, ricorda di aggiungere la funzione istituzionale come per il relatore.

Alcune università prevedono anche l’inserimento del numero di matricola dello studente. Prima di procedere con la predisposizione del frontespizio chiedi informazioni sulla questione del numero di matricola. L’ultima indicazione è quella relativa all’anno accademico, che va collocato in basso in una posizione centrale.

Il font da utilizzare per il frontespizio della tesi di laurea

Di solito, la stampa della tesi è fronte/retro. Il frontespizio però prevede il retro bianco. Può sembrare una banalità, ma è sempre bene sciogliere qualsiasi dubbio così da evitare problemi.

E per il font da usare? Il font più utilizzato nelle tesi è il Times New Roman oppure il Palatino, con una dimensione del carattere pari a 12pt per i paragrafi e  pari a 16pt per i titoli. Sarebbe bene utilizzare lo stesso font anche per il frontespizio. Se cioè hai usato il Times New Roman per indice, bibliografia, capitoli e conclusioni della tesi,  utilizzalo anche per il frontespizio. 

Ecco a te alcune indicazioni utili su font e dimensione del carattere:

  • usa lo stesso font in tutto il frontespizio. Non scrivere cioè il titolo con un font e il nome del relatore o dell’università con un font diverso
  • cerca di variare le dimensioni dei caratteri. Puoi usare, per esempio, per il titolo un carattere da 16pt, per il corso di laurea un carattere da 18pt, per l’università un carattere da 20 pt e per tutti gli altri dati un carattere da 14pt.
  • non utilizzare una dimensione del carattere troppo piccola. Scegli con cura la dimensione in modo da rendere leggibili tutti i dati contenuti nel frontespizio

Checklist del frontespizio

L’ultimo passaggio della nostra mini guida su come fare il frontespizio di una tesi di laurea è una piccola checklist. Spesso, la fretta degli ultimi passaggi finali induce a commettere dei piccoli errori di distrazione e la checklist ha un importante ruolo di prevenzione degli scivoloni. 

Controlla sempre il lavoro prima di stamparlo così da non avere problemi da risolvere all’ultimo minuto. Ecco la checklist veloce con tutti i punti da verificare:

  • titolo tesi corretto
  • logo ad alta risoluzione e collocato al centro della pagina
  • nome dell’istituzione universitaria corretto e collocato al centro
  • corso di laurea scritto senza errori e allineato al centro
  • nome del primo e del secondo relatore corretti con aggiunta della funzione istituzionale

Non fai mai male anche un piccolo controllo ortografico. Ricorda che la parola università ha l’accento grave e la è maiuscola ha sempre l’accento e non l’apostrofo. Il frontespizio della tua tesi di laurea non può assolutamente essere stampato con una E’ ma solo con una È.

Bene, ora hai tutte le indicazioni a disposizione per compilare il tuo frontespizio!

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Come controllare lo stress: le 5 tecniche rivoluzionarie da provare

Come controllare lo stress? Devi imparare a farlo perché ne puoi trarre giovamento già nella tua vita da studente universitario dove non mancano eventi probanti come gli esami ed i colloqui con i docenti. Ti tornerà utile ancor di più quando entrerai nel mondo del lavoro dove la calma è una virtù che può fare la differenza.

Dalle lontane ed antiche filosofie orientali fino agli studi moderni di Psicologia Sociale come ridurre lo stress è un tema molto approfondito ed ancora molto attuale. Non c’è nulla che lo possa eliminare, la nostra società è organizzata in un modo per cui lo genera. Puoi però puntare concretamente a tenere a bada lo stress da solo.

Come? Iniziano a leggere questa min-guida che contiene ben 5 consigli su come riuscirci. Buona lettura. Continue Reading

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Come proporsi per un lavoro: 3 consigli da mettere in pratica ora

Come proporsi per un lavoro? Entrare nel mondo del lavoro non è mai semplice ma, negli ultimi dieci anni, le cose sono cambiate tantissimo. Parte della crisi finanziaria è alle spalle ma, soprattutto, la definitiva esplosione del web e dei social network ha messo in piedi nuove ipotesi occupazionali.

Per coglierle a pieno bisogna cogliere l’evoluzione del mercato del lavoro e focalizzarla sulla preparazione che ti dai dando. Sembra un compito arduo ma la nostra filosofia non è spaventare gli studenti bensì aiutarli. Ecco perché abbiamo sentito la necessità di darti questa mini-guida.

Se vuoi sapere come candidarti ad un lavoro, ecco 3 consigli davvero utili. Continue Reading

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Cosa vedere a Imperia e dintorni: idee e consigli utili

Cosa vedere a Imperia e dintorni? Chiederselo non solo è lecito ma è simbolo di intelligenza. Perché imparare a gestire il tempo libero da studente rientra nelle mansioni che si devono svolgere per avere un apprendimento costante e fruttifero.

Se stai seguendo un corso di laurea o un master in questa città, la vita ti sorride. Stare sui libri è duro ma intorno a te hai un posto incantevole dove fare una pausa studio acculturata che ti caricherà le batterie ma anche la mente e lo spirito.

Rifarsi gli occhi per rifarsi il cuore… ecco dove con questa mini guida sui luoghi più belli di Imperia. Buona lettura. Continue Reading

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Cosa sono le fake news (e come prevenire questo fenomeno)

Cosa sono le fake news? Saperlo vuol dire potersi difendere nella comunicazione del web dove le news girano alla velocità della luce ma i controlli delle fonti sono molto labili. Da una parte è bello avere accesso a molte più informazioni multimediali ma la strumentalizzazione di esse è dietro l’angolo.

I più importanti studiosi di Scienze della Comunicazione, capeggiati dal Prof. Mario Morcellini, hanno nel tempo circoscritto l’attività di creazione di false notizie per un secondo scopo alla definizione anglofona di “Fake news” che funziona molto in politica ma non solo.

Se vuoi lavorare nella comunicazione in Italia è bene che tu ti sappia muovere anche in tal senso. Ecco una miniguida che ti aiuterà. Buona lettura. Continue Reading

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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