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Contratto CCNL: definizione e caratteristiche

Hai bisogno di approfondire il tema del contratto CCNL e sei alla ricerca di dettagli e spiegazioni? Ti forniamo noi una guida completa al Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, in modo da arrivare perfettamente preparato ai prossimi esami universitari.

Partiamo dalla semplice definizione di CCNL, sigla con cui si indica il contratto stipulato a livello nazionale tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni che rappresentano i datori di lavoro. 

Il contratto CCNL riguarda sia il settore privato che quello pubblico. In quest’ultimo caso, però, è sottoscritto tra le rappresentanze sindacali e l’ARAN, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. 

Questa formula contrattuale fu introdotta per la prima volta durante il ventennio fascista (1927), in concomitanza con la promulgazione della Carta del Lavoro. In realtà, però, il CCNL ha acquisito pieno valore giuridico a partire dal 1941.

CCNL: che cos’è il lavoro subordinato

Il CCNL serve per regolamentare le condizioni del lavoro dipendente. È  cioè lo strumento a cui si attengono i datori di lavoro al momento dell’assunzione di una nuova figura, all’interno della propria impresa. In parole povere serve a fissare le condizioni di lavoro subordinato.

Ma cos’è esattamente il lavoro subordinato? L’articolo 294 del Codice Civile lo definisce in questi termini: obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro, intellettuale o manuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. 

Il lavoro subordinato si può definire come un rapporto in cui il soggetto (lavoratore dipendente) svolge un’attività, regolamentata tramite un contratto, nell’interesse di un altro soggetto (il datore di lavoro), rispetto al quale si pone in una posizione subordinata in cambio di una retribuzione

Questo tipo di rapporto lavorativo prevede due diversi tipi di contratti, che presuppongono due livelli gerarchi diversi. I contratti di primo livello sono quelli interconfederali e nazionali, mentre quelli di secondo livello includono tutti gli accordi decentrati e aziendali, siglati dalle associazioni sindacali periferiche. 

Il CCNL ha forza di legge tra le parti e il datore di lavoro iscritto al sindacato ha l’obbligo di applicazione. Se l’imprenditore/datore di lavoro non ha aderito ad alcun sindacato, può scegliere se applicare o meno il contratto nazionale. Nel caso in cui decida di non applicarlo, deve comunque fare riferimento alle leggi poste a garanzie dei diritti dei lavoratori. 

Contratto CCNL: il contenuto 

I CCNL sono redatti in forma scritta e contengono quattro parti: 

  • normativa
  • obbligatoria
  • gestionale
  • di rinvio

La parte normativa include le norme sul trattamento economico, vale a dire minimi retributivi, anzianità, indennità, malattia, infortunio, durata del periodo di prova e disciplina del lavoro in materia di straordinari, festivi e notturni.

La parte obbligatoria, invece, include le norme che disciplinano gli scioperi, le tregue sindacali e le modalità di contrattazione tra sindacati e organizzazioni imprenditoriali.

La terza parte, quella gestionale, contiene i provvedimenti relativi alla gestione del personale, dagli orari alla regolamentazione di situazioni che prevedono trasferimenti, licenziamenti collettivi, ristrutturazioni e mutamenti degli assetti societari. 

Infine, la parte di rinvio contiene le regole che riguardano la contrattazione a un livello inferiore rispetto a quella collettiva. 

Il CCNL dura 3 anni per la parte normativa e 3 anni per quella retributiva. Le tabelle retributive per il lavoro dipendente tengono conto dell’inflazione programmata. Quest’ultimo aspetto è fondamentale in quanto impedisce la perdita di potere d’acquisto del salario dei lavoratori.

La procedura di rinnovo si attiva a partire da tre mesi prima della scadenza. In questo lasso di tempo, le parti coinvolte non possono intraprendere lotte sindacali. Nel caso in cui, il contratto dovesse scadere senza accordo tra i lavoratori, viene erogata l’indennità di vacanza contrattuale (I.V.C.). Si tratta di un importo aggiuntivo, corrisposto per preservare la retribuzione dagli effetti dell’inflazione. 

Tipologie di contratti

La contrattazione collettiva si può svolgere a più livelli. Esiste cioè la contrattazione :

  • interconfederale
  • nazionale e di categoria
  • territoriale interconfederale e di categoria
  • aziendale di categoria.

Il CCNL appartiene al secondo tipo di contrattazione. La prima, invece, ha il compito di definire le regole generali riguardanti l’insieme dei lavoratori, indipendentemente dalla categoria di appartenenza. 

Le contrattazioni collettive indicate nel terzo e nel quarto punto dell’elenco determinano la definizione dei cosiddetti Contratti Aziendali e Territoriali o Contratti di Prossimità. Con questi contratti i datori di lavoro possono derogare dalle norme fissate dal contratto CCNL. Per farlo, però, devono raggiungere un’intesa con i lavoratori interessati e stipulare un accordo scritto con la propria associazione e con l’associazione sindacale che rappresenta la maggioranza dei lavoratori.

La durata di questi Contratti di Prossimità non è fissata dalla legge, ma è il frutto di un accordo tra le parti coinvolte. Se dovessero sorgere delle controversie, verranno affrontate in sede di conciliazione tra le organizzazioni stipulanti il contratto. In caso di mancata soluzione della controversia, le parti devono presentarsi davanti a un collegio arbitrale.

CCNL: i settori

Ogni settore ha il suo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, che include anche alcuni provvedimenti riguardanti i microsettori di categoria. In particolare, viene regolamentato il lavoro dipendente di: 

  • agricoltura
  • alimentaristi – agroindustriale
  • commercio
  • chimici
  • edilizia
  • metalmeccanici
  • turismo
  • trasporti

Se ti interessa consultare il contratto CCNL di una categoria in particolare, accedi al sito ufficiale del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e dai un’occhiata all’archivio elettronico. Potrai trovare i contratti di categorie come i metalmeccanici (rinnovato il 19 luglio del 2017), gli ortofrutticoli (rinnovato il 27 giugno del 2017), il FederTerziario (rinnovato il 31 maggio del 2017) e non solo. 

Diritti e doveri del lavoratore dipendente

Il Contratto CCNL stabilisce che possono essere introdotti dei cambiamenti nel rapporto di lavoro, con dei limiti di intangibilità. Non si possono cioè modificare le tabelle retributive con esito peggiorativo e non si possono toccare i diritti acquisti. La contrattazione collettiva cioè non può prevedere una decurtazione retributiva oppure cancellare un diritto acquisito e maturato dal lavoratore dipendente.

Per diritti e doveri si intendono quelli legati, per esempio, alla durata dell’orario di lavoro, fissato a 40 ore settimanali. In realtà, alcuni contratti possono prevedere anche una durata inferiore pari a 38 ore settimanali.

La durata minima giornaliera non è fissata. È stato stabilito, però, il riposo giornaliero pari a 11 ore consecutive ogni 24 ore. Questo significa che non si possono superare le 13 ore di lavoro al giorno. Il CCNL stabilisce, inoltre, che il lavoro settimanale non può superare le 48 ore, incluso lo straordinario. Qui di seguito, alcune altre norme: 

  • riposo settimanale: il lavoratore ha diritto ad almeno 24 ore di riposto consecutivo ogni 7 giorni e a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore alle 4 settimane
  • congedo matrimoniale: in occasione del matrimonio, i lavoratori hanno diritto a un periodo di congedo retribuito pari a 15 giorni
  • malattie e infortuni sul lavoro: in caso di malattia o di infortunio, il lavoratore dipendente ha il diritto alla conservazione del posto. Il tempo di conservazione viene stabilito dal CCNL e definito periodo di comporto

In riferimento al Contratto CCNL si parla anche di uso aziendale, denominazione con cui si fa riferimento a un comportamento spontaneo e reiterato del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti. Questo comportamento non è regolamentato, in quanto prevede un trattamento di maggior favore rispetto a quello previsto dal contratto. In particolare, ci si riferisce alla concessione di gratifiche, premi, indennità e versamenti previdenziali non obbligatori.

Ora che sai tutto sul CCNL, non ti rimane che affrontare i tuoi esami!

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Le 7 migliori app per il sonno

Dormire bene è fondamentale per affrontare una nuova giornata sereni e riposati. Se cominci ad avere qualche problema, ti mettiamo a disposizione un elenco di app per il sonno che terranno lontani gli incubi. Si tratta di semplicissime applicazioni che ti aiuteranno a capire qual è il momento migliore per la sveglia, monitoreranno il tuo sonno e ti aiuteranno ad addormentarti con una serie di suoni piacevoli e rilassanti. 

Se cominci a notare qualche serio disturbo del sonno, però, rivolgiti direttamente al tuo medico curante. Le app per dormire servono a favorire il riposo, ma non possono curare disturbi come un’insonnia che si prolunga da molto tempo. 

Leggi la nostra guida con le migliori app per il sonno e scegli quella più adatta al tuo caso. Se devi sostenere un esame e senti che l’ansia non ti lascia riposare, prova a usarle subito!

App per il sonno: monitoraggio dei cicli del sonno

Per capire se soffri di un problema di insonnia o se il sonno disturbato è solo frutto di un periodo particolare, prova a sperimentare le app per il monitoraggio. Qui sotto trovi le migliori!

Sleep Better

App per il sonno compatibile con i sistemi Android e iOS. Si tratta di un’ottima applicazione sviluppata dal team di Runtastic. Una volta scaricata, puoi usarla sullo smartphone o sul tablet. Clicca sul bottone Inizia e metti il cellulare sotto il cuscino per permettergli di tenere sotto controllo il tuo sonno.

L’applicazione ti consente anche di segnalare quelli che consideri dei fattori esterni in grado di influenzare negativamente il tuo riposo, tra cui stress, cena a tarda ora, attività fisica prima della messa a letto o uso di caffeina. Al momento del risveglio, potrai consultare tutte le statistiche. In questo modo, controllerai il sonno e potrai capire cosa determina il problema. Sleep Better ti mette a disposizione anche funzioni avanzate, come gli Smart Alarm e l’analisi delle fasi lunari. Queste ultime, però, sono a pagamento.

Sleep as Android

App di Android gratuita in grado di monitorare il ciclo del sonno con grafici, cronologie e statistiche dei fenomeni disturbanti come il russamento. L’applicazione è dotata anche di risveglio intelligente, disponibile gratis per due settimane nella versione di prova.

Per capire quale problema si verifica durante il sonno, puoi anche avviare il registratore per riascoltare i rumori, le voci nel sonno e il russare. Completano questa app le ninnenanne con i suoni binaurali per favorire il rilassamento e gli allarmi con i suoni della natura.

Non sai cosa sono i suoni binaurali? Si tratta di particolari frequenze musicali che possono influenzare il nostro cervello, inducendo la concentrazione o al contrario il rilassamento.

App per dormire

Oltre alle applicazioni per monitorare i cicli del sonno, ti proponiamo quelle per addormentarti più facilmente. Qui sotto le cinque migliori app per il sonno destinate ai dispositivi iOS e Android. 

Calm

App gratuita per iOS e Android. Questa applicazione serve a rilassarti e a indurre il sonno grazie a delle vere e proprie sedute di meditazione. Le sedute hanno una durata variabile, che può andare da un minimo di 3 minuti a un massimo di 25 minuti. Ci sono vari tipi di meditazioni, da quelle Better Sleep a quelle Reduce Stress.

Relax Melodies

Applicazione disponibile in una versione free e in una a pagamento. Come suggerisce già il nome, si tratta di un database di suoni con funzione rilassante. Potrai scegliere tra ben 52 suoni diversi e provare quello che ti aiuta di più. Questa app per il sonno è disponibile sia per iOS che per Android. 

Headspace: meditation

App per il sonno basata sulla meditazione. È disponibile gratuitamente per iOS e Android e usa la meditazione per indurre il rilassamento. Potrai utilizzarla in tutto l’arco della giornata e non soltanto quando vai a dormire. Sarà Headspace: meditation a ricordarti quando è arrivato il momento di rilassarti e meditare. 

Pillow

App sviluppata per i dispositivi iOS, decisamente scientifica e utilizzabile anche sullo smartwatch. L’applicazione monitora la frequenza cardiaca, i clici REM del sonno e indica il momento migliore per addormentarsi. Non solo, offre dei settaggi specifici per svegliarti nello stadio ottimale del tuo riposo. 

Pillow si può usare anche per tenere sotto controllo i classici sonnellini durante la giornata. Molti studi hanno dimostrato che piccoli momenti di riposo distribuiti nell’arco del giorno aiutano a migliorare le proprie prestazioni. L’applicazione monitora i sonnellini con tre diverse modalità e propone le relative statistiche.

Sleepo

Applicazione per Android perfetta per addormentarsi o per trovare la giusta concentrazione. Propone, infatti, tantissimi suoni da riprodurre con un timer. Puoi anche bloccarne la riproduzione impostando lo spegnimento. I suoni sono distinti in diverse categorie, da quelli per la meditazione a quelli naturali fino a quelli della pioggia.

Cosa ne dici? Userai qualcuna delle app per il sonno che ti abbiamo suggerito. A noi a questo punto non resta che augurarti buon riposo!

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Come trovare la propria strada? I consigli per scegliere cosa fare

Stai per iscriverti all’università e non hai le idee chiare? Trovare la propria strada non è semplicissimo. Alcuni sono sicuri sin da piccoli. Non è poi così raro imbattersi in bambini che a 6 anni hanno già deciso di voler fare il medico o l’astronauta. Si tratta, però, di eccezioni perché di solito la scelta della professione è oggetto di mille ripensamenti.

Per prendere una decisione giusta e non essere costretti a cambiare più volte facoltà, vogliamo darti qualche consiglio. In questo modo potrai scegliere con maggiore serenità se studiare economia o giurisprudenza, senza farti prendere da ansia e stress. 

I consigli per trovare la propria strada

Per trovare la propria strada nella vita bisogna iniziare con il porsi qualche domanda. Non appena lo farai, ti renderai conto che sarà molto più semplice capire cosa non vuoi fare. Ci vorrà, invece, più tempo per capire cosa vuoi fare. Non si tratta di un tuo problema, ma di una tendenza che appartiene a tutto il genere umano.

In quanto uomini siamo più portati a intuire subito tutto quello che è al di fuori della nostra portata o che crediamo al di fuori della nostra portata. Questa distinzione è fondamentale. Spesso, infatti, il problema nel prendere una decisione è dovuto proprio alla scarsa percezione delle proprie qualità, potenzialità e capacità. 

Ecco perché le due domande qui di seguito sono fondamentali: 

  • quali sono i tuoi punti di forza?
  • quali sono le cose in cui riesci meglio?

Elencare i tuoi punti di forza e quelli di debolezza ti aiuta a fare un primo passo. Come vedi non siamo partiti dalla lista delle materie che ti appassionano di più, perché quella dovrebbe essere la base di partenza. 

Dovresti sapere cioè se ti piacciono di più le materie umanistiche o quelle scientifiche. Una volta fatta la tua scelta, però, avrai un ampio ventaglio di possibilità da considerare. Se ti iscrivi a giurisprudenza, puoi fare l’avvocato penalista o civilista, il giudice, il notaio e non solo. Qual è la tua professione tra quelle appena indicate? Per capirlo è fondamentale l’elenco dei punti di forza, così come l’analisi delle cose in cui riesci meglio.

Se sei un ottimo oratore, per esempio, l’avvocatura è la tua strada. Coltiva il tuo talento e le cose che ti vengono naturali e troverai non solo la strada giusta, ma anche quella che presenterà minori difficoltà.

Se parti da un presupposto diverso e non hai ancora deciso l’area (umanistica/scientifica) dei tuoi studi futuri, questo esercizio ti sarà lo stesso utilissimo. Stilando la lista dei tuoi punti di forza e dei tuoi talenti, farai chiarezza e riuscirai a comprendere meglio quale potrebbe essere il tuo destino.

Stabilire i propri valori: il test dello specchio

Quando si deve prendere una decisione così importante per il proprio futuro, bisogna stabilire quali sono i propri valori. A questo proposito è utilissimo il test dello specchio.  Ti basta cioè chiederti: che tipo di persona voglio vedere allo specchio al mattino? Una persona di successo? Un manager rampante con un intero team di collaboratori da gestire? Un appassionato fondatore di una start up innovativa? 

Per aiutarti a fare il test elenca i tuoi valori personali più importanti. In questo modo riuscirai a depennare tutti i falsi obiettivi. Qui sotto, trovi un piccolo elenco di valori possibili:

  • altruismo
  • ambizione
  • affidabilità
  • approvazione
  • bellezza
  • competenza
  • controllo
  • cooperazione
  • correttezza
  • determinazione
  • efficienza
  • eticità
  • fama
  • giustizia
  • indipendenza
  • libertà
  • orgoglio
  • perseveranza
  • reputazione
  • ricchezza
  • realizzazione
  • successo
  • tranquillità

Scegline almeno 5, avendo l’accortezza di optare per quelli che ti ispirano davvero. Non fare la tua scelta prediligendo i valori che reputi giusti o nobili, altrimenti l’esercizio non produrrà l’effetto sperato.

Se ricchezza, fama, successo, realizzazione e reputazione sono i tuoi cinque valori, questi ti aiuteranno a individuare meglio la figura nello specchio. Probabilmente, nel tuo caso vorresti vedere un manager o un capitano d’azienda. Vorresti cioè fare un lavoro che ti porti ad avere un certo prestigio sociale e un certo ritorno economico.

Individuare la propria vocazione

Una volta scelti i valori e compresi i punti di forza, avrai fatto chiarezza su chi sei veramente. Questo non significa aver raggiunto lo scopo, vale a dire trovare la propria strada. 

Avrai messo ordine, però, nelle tue idee e potrai compiere il passo successivo: individuare la tua vocazione. Per essere davvero soddisfacente, il lavoro deve entrare nella sfera della vocazione. Devi cioè chiederti: qual è  la mia vocazione? In quale settore sono sicuro di poter lavorare bene?

Conosci i tuoi punti di forza e i tuoi valori. Di conseguenza, individuare il settore è il passo successivo più che naturale. Se il tuo punto di forza è l’empatia e la capacità di ascolto degli altri, i tuoi valori sono altruismo, cooperazione, eticità, correttezza, perseveranza e giustizia, forse la tua strada potrebbe essere un lavoro nel sociale

Ora puoi prendere carta, penna e uno specchio e provare a seguire i nostri consigli per trovare la tua strada nella vita!

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Che cos’è il rendiconto finanziario e a cosa serve

Sei alle prese con i tuoi studi di economia e hai bisogno di approfondire il tema del rendiconto finanziario? Sei capitato nel posto giusto. Iniziamo subito con il definire esattamente di cosa si tratta. 

Il rendiconto finanziario è un prospetto contabile contenente tutte le variazioni di liquidi avvenute durante la gestione di un’attività. Queste variazioni possono essere chiaramente sia positive che negative e consentono di valutare le dinamiche finanziare di un’impresa. La rendicontazione cioè serve a verificare se la società in questione ha generato o meno cassa nell’anno di riferimento.

Il termine dinamica finanziaria indica proprio la capacità dell’impresa di generare flussi finanziari liquidi necessari allo svolgimento dell’attività aziendale. Grazie a questi liquidi, l’azienda può rimborsare i finanziamenti, pagare le imposte, pagare gli interessi passivi o programmare nuovi investimenti.

Ora che abbiamo chiarito in cosa consiste, possiamo addentrarci meglio nella questione chiarendo i vari punti. Segui la nostra piccola guida e troverai tutti gli approfondimenti utili per i tuoi studi di economia

Rendiconto finanziario: cosa dice la legge

In Italia il tema della rendicontazione è stato introdotto nel lontano 1977. Abbiamo dovuto aspettare, però, il 2015 per avere una regolamentazione. Il Decreto Legislativo numero 139 del 18 agosto 2015 lo ha trasformato in un documento di bilancio obbligatorio, insieme allo stato patrimoniale, al conto economico e alla nota integrativa.  L’obbligo di compilazione è previsto per le medie e le grandi imprese e per le società che compilano il bilancio consolidato. 

Sono esentate dall’obbligatorietà del rendiconto finanziario le seguenti imprese: 

  • società di persone
  • micro-imprese con un numero di dipendenti pari a 5
  • piccole imprese con  bilancio in forma abbreviata e un numero di dipendenti pari a 50

Rendicontazione: come si redige

Questo documento serve a valutare la situazione finanziaria di una società in termini di dinamica della liquidità. Grazie al rendiconto cioè è possibile comprendere in che misura ciascuna operazione di gestione condotta dall’impresa ha contribuito a incrementare o diminuire i flussi di cassa. 

Detto in parole povere, serve a verificare quali attività hanno prodotto delle entrate e quali delle uscite. L’analisi avviene in relazione a un certo lasso di tempo e tiene conto dei flussi di cassa di gestione, che si ottengono facendo la differenza tra il saldo liquido iniziale e il saldo liquido finale dell’esercizio.

Il saldo liquido preso in esame dal rendiconto finanziario include: 

  • stato patrimoniale attivo: denaro in cassa, banche e posta
  • stato patrimoniale passivo: banche c/c passivi, debiti bancari per anticipi s.b.f e fatture

Nel calcolo del saldo liquido vanno inseriti anche i debiti bancari che hanno natura di finanziamenti, vale a dire depositi bancari, assegni e depositi postali. 

Le fasi per la costruzione del documento sono le seguenti: 

  • riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario
  • confronto tra due situazioni patrimoniali riclassificate di due anni consecutivi
  • calcolo delle variazioni grezze
  • rettifiche delle variazioni grezze in modo da eliminare tutte quelle operazioni che non causano variazioni di flusso finanziario
  • calcolo delle variazioni definitive riguardanti i flussi di impieghi delle risorse finanziarie (aumento delle attività, riduzione delle passività, riduzione di capitale e netto) e i flussi di fonti delle risorse finanziarie (aumento delle passività, riduzione delle attività, apporti di capitale e netto, gestione reddituale).
  • interpretazione delle variazioni di flusso

A cosa serve il documento contabile del rendiconto

Il rendiconto finanziario permette di studiare la politica di finanziamento e la politica di investimento dell’impresa che lo compila.  

Con il termine politica di finanziamento si intendono le modalità con cui la società si è procurata le risorse finanziarie indispensabili per svolgere la propria attività (liquidità interna o capitali esterni). Con il termine politica di investimento, invece, si intendono le modalità con cui sono state impiegate le risorse finanziarie, dagli investimenti in capitale circolante, alle immobilizzazioni fino al rimborso dei capitali presi in prestito o al rimborso di capitali propri. 

Grazie all’interazione di queste due politiche si riesce a formulare un giudizio sulla qualità dell’azienda. Nel caso in cui il rendiconto finanziario dovesse mostrare che l’impresa non ha prodotto ma assorbito cassa, allora bisogna valutare con attenzione la situazione che ovviamente non è rosea. 

Questo documento è cioè una prova dell’affidabilità dell’azienda e serve ad acquisire credibilità agli occhi degli istituti di credito, a trovare nuovi partner per una joint venture o a ottenere nuove commesse. 

Riassumendo, le finalità per cui viene compilato sono le seguenti:

  • conoscere le cause che hanno determinato la variazione della situazione patrimoniale dell’impresa rispetto alla chiusura d’esercizio dell’anno precedente
  • evidenziare le modalità di reperimento (fonti) delle risorse finanziarie
  • evidenziare le modalità di utilizzo (impieghi) delle risorse finanziarie
  • mettere in evidenza le correlazioni esistenti tra le singole categorie di fonte e di impiego delle risorse finanziarie
  • stabilire le incidenze in termini percentuali delle fonti e degli impieghi delle risorse finanziarie sul totale delle medesime

Si tratta di un documento chiaro, concreto e conciso che può stare anche in un’unica pagina ed è più rapido da compilare rispetto, per esempio, al bilancio tradizionale.

Bene, la nostra piccola guida termina qui. Ora non ti resta che assimilare i concetti: buono studio!

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Come acquistare sicurezza in se stessi in 5 mosse

Per intraprendere qualsiasi nuovo percorso abbiamo bisogno di avere fiducia nelle nostre capacità. Hai appena iniziato l’università e vorresti capire come acquistare sicurezza in se stessi? La fiducia in sé non è una condizione immutabile, ma va alimentata di continuo. Basta un pizzico di attenzione per accorgersi che qualcosa sta minando la sicurezza in se stessi. I sintomi più comuni sono atteggiamenti rinunciatari, senso di inferiorità che impedisce di prendere l’iniziativa e eccessiva vulnerabilità ai giudizi degli altri. 

Se hai notato in te tutti questi campanelli di allarme, non devi farti demoralizzare. Segui la nostra guida su come acquistare sicurezza in se stessi e metti in pratica i nostri consigli per evitare stress e malessere e tornare a stimarti nella maniera giusta.

Scarsa sicurezza in se stessi: le cause più comuni

L’autostima si costruisce sin da piccoli, perché il processo per credere in se stessi inizia in famiglia. Spesso, la scarsa stima è dovuta alla carenza di affetto, alle aspettative troppo alte o una tendenza ipercritica dei genitori. I bambini oggetto di critiche continue infatti tenderanno a sviluppare una scarsa fiducia, soprattutto quando i loro comportamenti corretti non vengono mai lodati.

Una volta cresciuti, sono tante le cause che possono minare la sicurezza in sé:

  • confronto continuo con gli altri
  • aspetto fisico poco in linea con i modelli dominanti
  • episodi di bullismo
  • svantaggio economico o sociale
  • fallimenti amorosi, scolastici e lavorativi
  • problemi di salute

Situazioni di questo tipo scatenano comportamenti come ansia di fronte ai cambiamenti o agli obiettivi da raggiungere, ipersensibilità alle critiche, atteggiamenti difensivi, stile di pensiero troppo analitico, tendenza ad adattarsi sempre alle proposte degli altri, scarsa capacità di riconoscersi doti e qualità.  

Come vedi, sono tutti comportamenti che non aiutano a fissare un traguardo e a raggiungerlo con calma e serenità. Se cause e sintomi diventano paralizzanti al punto da creare seri problemi nella vita quotidiana, bisogna rivolgersi a un professionista e iniziare un percorso terapeutico. In caso contrario, i momenti di scarsa fiducia in se stessi si possono combattere con qualche consiglio da mettere in atto nella quotidianità. 

I 5 suggerimenti per ricominciare a credere in se stessi

Qui di seguito, trovi i nostri 5 consigli che compongono la guida “come acquistare sicurezza in se stessi”. Prova a seguirli nei  momenti in cui senti qualche campanello di allarme: 

  • modifica la tua routine quotidiana: quando ti senti perso di fronte a qualsiasi sfida della quotidianità, allenati a superare gli ostacoli introducendo elementi nuovi nella tua routine. Puoi iniziare con delle piccole cose, non servono vere e proprie rivoluzioni. Basta iscriversi a un corso, frequentare persone diverse, accettare un invito da qualcuno o  iniziare un’attività nel tempo libero. Tutto quello che ti aiuta a metterti alla prova è funzionale a non farti destabilizzare dalle novità.
  • fai più attività fisica: lo sport è un ottimo metodo per sostenere la mente. Quando ti senti giù di morale, non trovi la soluzione a un problema, non riesci a concentrarti, interrompi quello che stai facendo e esci a fare una corsa o una passeggiata. Spezza la fase negativa con un po’ di attività fisica, che ti consente di ritrovare sicurezza in te stesso. Puoi anche iscriverti in palestra o iniziare uno sport ponendoti dei piccoli obiettivi, il cui raggiungimento contribuirà ad aumentare la tua autostima.
  • fissa sempre degli obiettivi: pianifica i tuoi traguardi passo per passo. Cerca di visualizzare tutti i passaggi per arrivare alla meta finale, in modo da porti degli obiettivi progressivi. In questo modo, la montagna ti sembrerà meno difficile da scalare e potrai ridimensionare tutti gli inciampi del cammino dandogli la giusta collocazione. Se devi superare un esame difficile e non hai la sicurezza necessaria per affrontarlo, suddividi la preparazione in piccoli passi e ti sarà più semplice arrivare pronto alla tua prova.
  • aiuta gli altri: spesso i problemi ti fanno perdere di vista chi hai intorno. Aiutare gli altri è un ottimo modo per recuperare fiducia nelle tue capacità. Sapere di poter essere d’aiuto a qualcuno, conosciuto o sconosciuto, dà una potente iniezione di stima in se stessi.
  • prova l’esperimento dello specchio: questo è l’ultimo suggerimento della nostra guida come acquistare sicurezza in se stessi. Si tratta di un esperimento semplicissimo. Mettiti di fronte a uno specchio, chiudi gli occhi e comincia a respirare profondamente per rilassarti. Ora, concentrati e cerca di ricordarti un episodio in cui una persona ti ha fatto un apprezzamento sincero per qualcosa che hai fatto. Rivivi le emozioni positive che hai provato in quel momento e attribuiscigli un colore. Apri gli occhi, guardati allo specchio e cerca di visualizzare un alone di quel colore intorno a te. Ora ripeti la frase “ Io mi amo e accetto completamente”. Ogni volta che ti senti di nuovo insicuro, prova a visualizzare l’immagine e il colore allo specchio per provare di nuovo quella sensazione piacevole di autostima.

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Le 5 migliori app per trovare casa

Vita universitaria significa stanze e case in affitto. Se sei uno studente o stai per diventarlo, ti ritroverai presto alle prese con questo problema. Le app per trovare casa ti vengono in soccorso permettendoti di risparmiare tempo e di trovare soluzioni in linea con le tue preferenze. Non sarai più costretto a trascorrere interi pomeriggi passando da una stanza all’altra e potrai persino scegliere in anticipo il coinquilino con cui vivere. 

Se vuoi semplificarti la vita, avere la possibilità di fare nuove amicizie lontano dalla tua città e trovare una soluzione in poco tempo, scopri la nostra guida sulle app per cercare casa. 

Le app per case: come trovare stanze e appartamenti  

Abbiamo selezionato per te cinque app per trovare casa semplicissime da usare:

Spotahome

App per iOS e Android che ti consente di cercare la casa perfetta grazie ai tour virtuali all’interno degli appartamenti. Se la casa ti piace, puoi anche effettuare subito la tua prenotazione e la proprietà rimane bloccata fino a un massimo di 24 ore. Quando il proprietario accetta la prenotazione, Spotahome ti addebita il pagamento in maniera automatica. Non solo, avrai subito il contatto del proprietario via email, così da organizzare il tuo arrivo in appartamento.

Questa app per trovare casa è perfetta per i trasferimenti dell’ultimo minuto. Se hai superato il test di ammissione e non te lo aspettavi, usi Spotahome e trovi una sistemazione a breve o a lungo termine prima ancora di trasferirti fisicamente. Il pagamento della prima mensilità avviene tramite l’applicazione in modo da tutelarti in caso di eventuale disdetta del proprietario.

Roommates

Questa app per case non punta tutto sulla scelta dell’appartamento, ma sulla scelta dei coinquilini. Spesso il problema principale non è trovare una stanza bella e confortevole, ma avere dei buoni compagni di casa così da evitare stress e problemi. Roommates, disponibile sia per iOS che per Android, ti consente di individuare la casa selezionando prima di tutto gli inquilini in base a parametri come età, sesso, occupazione, tolleranza al fumo e agli animali. Se incrociando questi parametri riesci a trovare un utente ideale, inizi una conversazione tramite chat. In caso contrario, il contatto è bloccato dal sistema.

Badi

Ottima app per case che funziona individuando sempre il coinquilino ideale. Badi si fonda su un algoritmo simile a quello delle app di appuntamenti come Tinder. Gli utenti cioè si registrano con un profilo e postano gli annunci, completi di importo dell’affitto e caratteristiche della casa. Per usare l’applicazione devi registrarti a tua volta e inserire tutte le informazioni richieste per completare il profilo.

L’algoritmo di Badi acquisisce le informazioni e ti restituisce gli annunci postati da utenti compatibili. La persona che ha inserito l’annuncio controlla il tuo profilo e, se il feedback è  positivo, avvia una conversazione in chat. Secondo le stime, gli studenti che si sono affidati a Badi sono riusciti a trovare casa in tempi molto rapidi, evitando gli incontri al buio con i futuri compagni di casa e cominciando a impostare da subito una buona relazione.

Immobiliare.it

L’app di Immobiliare è una delle più tecnologiche in funzione. Non si tratta di un’applicazione pensata per gli studenti universitari, ma è ottima per trovare casa in poco tempo perché consente la sincronizzazione delle ricerche su più dispositivi.

Non solo, hai anche a disposizione un numero maggiore di filtri. Puoi selezionare il tipo di contratto, il tipo di immobile (stanza, appartamento, loft, mansarda) e il luogo. Se hai un’idea precisa del quartiere della città in cui vuoi trovare casa, hai persino la possibilità di visualizzare l’indirizzo esatto sulla mappa e cliccare per selezionare la tua area di interesse.

Una volta che hai inserito tutti i filtri, salva i dati in modo da non doverli selezionare ogni volta che effettui l’accesso per controllare le varie offerte. L’applicazione è disponibile sia per iOS che per Android e ti consente anche di ricevere le notifiche non appena viene inserito un nuovo annuncio corrispondente ai tuoi parametri.

4Roomie

App per trovare casa destinata ai possessori di smartphone con sistema operativo Android. Esiste anche un sito e gli sviluppatori stanno lavorando a una seconda versione per i dispositivi iOS.

Il funzionamento è molto semplice. Ti iscrivi e diventi un Roomie. In cosa consiste? Crei un profilo personale con l’indicazione delle tue abitudini e delle tue preferenze, inserisci il tuo appartamento con le stanze disponibili in affitto e cerchi i Roomie più affini. Non appena ricevi le richieste di contatto da chi ha bisogno di una stanza, verifichi i profili e avvii una conversazione via chat.

Lo stesso procedimento semplificato si attua anche quando non cerchi un compagno con cui dividere la tua stanza, ma stai cercando una stanza/appartamento. Verifichi i profili degli annunci presenti e invii la richiesta di contatto per chattare con gli inquilini.

A questo punto non ci resta che augurarti buona ricerca con una delle app per case della nostra lista!

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Come studiare economia politica: consigli utili

La domanda come studiare economia politica ti assilla da tempo? Questo esame ha messo e continua a mettere in crisi intere generazioni di studenti universitari. La materia è complessa e i programmi sono corposi e questo genera un po’ di preoccupazione. Forse, però, lo scoglio principale è nella parte scritta. L’esame di economia politica, infatti, prevede domande e esercizi da risolvere e l’ansia da scritto può fare spesso brutti scherzi. 

Per capire come studiare economia politica basta attenersi a semplici e poche regole. Scopri insieme a noi come prepararti, senza aumentare troppo i tuoi livelli di stress e conquistando una notevole produttività senza rinunciare al tempo libero.

Esame di economia politica: qualche regola da seguire

Come saprai, l’esame di economia politica è incentrato su argomenti di microeconomia e macroeconomia. La prima studia le condizioni ottimali in cui i soggetti possono interagire con i singoli mercati e con l’intero sistema economico. La seconda, invece, studia il sistema economico nel suo complesso.  Per superare l’esame devi sempre avere molto chiari i concetti di base. Ma andiamo per ordine. Leggi i nostri consigli su come studiare economia politica e prova a metterli in atto: 

  • segui con attenzione tutte le lezioni cercando di assentarti il meno possibile. Per comprendere tutto devi concedere alle singole nozioni il tempo di sedimentarsi. Al termine delle lezioni, riordina sempre gli appunti e rileggili con calma una volta a casa. Prendi l’abitudine di farlo anche poco prima delle lezioni successive. In questo modo rinfrescherai i concetti e ti sarà più semplice seguire il professore mano a mano che la materia diventa più complessa.
  • fai tanti esercizi. Come sai, l’esame di economia politica prevede una parte scritta e una orale. Per accedere all’orale devi superare lo scritto che, a sua volta, può includere domande a risposta aperte, domande a quiz ed esercizi. Se non fai pratica, non riuscirai a risolvere tutti gli esercizi nel tempo indicato. Fai tutti i test che trovi nei libri d’esame e non avrai problemi.
  • scarica le tracce degli esami precedenti. Di solito, gli atenei mettono a disposizione le domande degli esami di economia politica delle altre sessioni. Scarica il materiale dagli archivi, consultalo e usalo per capire quali sono le lacune della tua preparazione. Le tracce passate possono contenere sia le domande che le risposte. Sfrutta il materiale con questo tipo di impostazione, cercandolo anche online. Non è difficile trovare atenei che lo mettono a disposizione di tutti. Una volta ottenute le tracce, simula la tua prova di esame. In questo modo potrai verificare davvero quanto sei preparato. Se non sai rispondere a qualche domanda, approfondisci l’argomento su cui ti senti titubante. Usa anche le tracce dei vecchi esami per fare gli esercizi. Ricordati sempre che qualche test in più non farà che renderti più sicuro al momento di sostenere la prova scritta.

Studiare economia: la differenza tra l’orale e lo scritto

La preparazione di un esame scritto è diversa rispetto a quella di un esame orale. Ecco perché abbiamo diviso in due parti la nostra guida su come studiare economia politica. Continua la lettura e sperimenta anche i consigli per l’orale:

  • cerca di fare tuoi i termini tecnici. Per spiegare meglio le teorie di economia politica c’è bisogno di apprendere tutta la terminologia. I professori apprezzano molto gli studenti in grado di utilizzare il termine corretto al momento giusto. La conoscenza, inoltre, della terminologia economica ti consente di comprendere meglio i concetti, senza ripeterli a memoria.
  • soffermati sui grafici: studia bene i grafici e cerca di capirli. Le teorie ti appariranno sicuramente più chiare e facili da memorizzare grazie alla comprensione dei grafici.
  • studia con un compagno: ripetere ad alta voce i concetti è una tecnica di apprendimento della old school, ma in questo caso funziona molto bene. Se vuoi essere sicuro di esserti preparato bene, studia con un compagno e ponetevi le domande a vicenda. In questo modo avrai la possibilità di esporre le teorie ad alta voce e potrai confrontarti con un altro studente e capire se hai ancora qualcosa di poco chiaro da approfondire.

L’ultimo prezioso consiglio non riguarda come studiare economia politica, ma quando sostenere l’esame. La paura di non superarlo potrebbe indurti a decidere di prepararlo per ultimo. In realtà, lasciarlo alla fine del piano di studi è un errore. Hai meno tempo a disposizione, non hai la stessa freschezza delle fasi iniziali del tuo percorso universitario e hai più fretta in vista della tesi da scrivere. La cosa migliore è dare l’esame all’inizio così da ritagliarsi tutto il tempo necessario per la sua preparazione. In questo modo, inoltre, hai la possibilità di avere qualche sessione di prova in più se ti lasci prendere dal panico o non ti senti in grado di sostenerlo.

A questo punto non ci resta che augurarti buono studio e buon esame di economia politica!

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Studiare online a Imperia: le proposte per la tua formazione

Lavori e non disponi del tempo materiale per seguire le lezioni in aula? Se vuoi laurearti ma hai famiglia e lavoro da seguire, puoi studiare online a Imperia usufruendo dei corsi messi a disposizione dall’Università Unicusano. 

Lo studio online ti consente di seguire le lezioni ovunque desideri e di ottimizzare le ore quotidiane disponibili, senza rinunciare ai tuoi impegni professionali e senza trascurare la tua famiglia. La modalità dello studio telematico è vantaggiosa sia per i lavoratori sia per gli studenti, soprattutto se vivono lontani e non hanno la possibilità di trasferirsi. I vantaggi non finiscono certo qui. Leggi la nostra guida e scopri tutte le opzioni per studiare online a Imperia.

Università telematica: perché scegliere la formazione online

Lo studio online è tra i nuovi trend più importanti del settore della formazione. Internet ha rivoluzionato le modalità di apprendimento e ha aperto tante nuove possibilità per chi desidera arricchire la propria formazione. Le trasformazioni digitali hanno portato con sé anche un’altra conseguenza da non sottovalutare: il veloce invecchiamento delle conoscenze professionali.

Il mondo del lavoro si muove in maniera così veloce che i lavoratori hanno bisogno di implementare di continuo la propria formazione per rimanere al passo. Master e corsi di laurea online ti consentono di colmare il gap con le nuove generazioni di colleghi e di non perdere importanti occasioni lavorative. E tutto senza sacrificare la tua vita privata!

Inizialmente lo studio online è stato vittima di un certo scetticismo. Ti sarà capitato di sentire spesso colleghi e amici dichiarare di non essere favorevoli a lezioni a distanza senza la presenza in aula.

Oggi, lo scetticismo è stato spazzato via grazie ai risultati molto favorevoli di alcune ricerche di settore, che evidenziato i vantaggi di questa modalità. Secondo l’importante Istituto di Formazione Brandon Hall, per esempio, l’eLearning richiede dal 40% al 60% di tempo in meno rispetto alla formazione tradizionale in aula. Questo significa che puoi dedicare meno ore agli impegni universitari, senza peggiorare i tuoi risultati.

In realtà, se ti soffermi a riflettere il risparmio di tempo è evidente. Non devi spostarti per raggiungere la sede universitaria e puoi seguire le lezioni quando vuoi e dove vuoi, grazie alla modalità on demand. 

Sempre secondo l’Istituto Brandon Hall, il minor tempo dedicato allo studio non è la causa di risultati inferiori in termini di apprendimento. Al contrario i dati a loro disposizione dimostrano che gli studenti hanno appreso quasi 5 volte di più. Sembra, inoltre, che una percentuale ampia di questi studenti sia riuscita a conservare le proprie conoscenze a lungo termine. 

Studio online: vantaggi economici e formazione personalizzata

C’è un importante elemento da inserire nella lista dei pro in favore dello studio online: l’aspetto economico.  Se decidi di studiare online a Imperia, non dovrai trasferirti in città e prendere in affitto una stanza o un appartamento da condividere con altri studenti (opzione impossibile se hai già un lavoro e abiti lontano). Se vivi già vicino a un istituto universitario, il risparmio economico esiste comunque. Non dovrai infatti raggiungere fisicamente la sede, con tutte le conseguenze che implica lo spostamento in termini di costi, di energie e di tempi. E non dovrai neppure prendere delle ore libere a lavoro.

L’ultimo aspetto da considerare è quello delle forme di apprendimento adattive. Lo studio online è caratterizzato cioè da un livello di personalizzazione superiore rispetto a quello in aula. Ogni singolo studente usufruisce della preziosa possibilità di tarare la formazione sulle tue esigenze specifiche e sui tuoi stili di apprendimento.

Sei uno studente civetta che si concentra e impara più velocemente di sera? La formazione eLearning ti consente di seguire la tua lezione in orario notturno, ottimizzando così la tua capacità di apprendimento. Hai verificato che tendi a distrarti piuttosto facilmente? Puoi interrompere la lezione e prenderti la pausa necessaria a riposarti e a ritrovare il giusto livello di attenzione per proseguire.

Questa modalità di apprendimento adattivo consente di studiare secondo il tuo ritmo personale, di raggiungere con più facilità gli obiettivi prefissati e di preparare tutti gli esami desiderati nel tempo desiderato.

I corsi di laurea a Imperia

Se i vantaggi elencati qui sopra ti hanno convinto e stai seriamente valutando la possibilità di studiare online a Imperia, potrai scegliere tra diversi corsi di laurea:

  • area economica (Economia Aziendale e Management e Scienze Economiche)
  • area giuridica (Giurisprudenza)
  • area psicologica (Scienze e Tecniche Psicologiche e biennio magistrale in Psicologia)
  • area ingegneristica (Ingegneria Civile, Ingegneria Industriale, Ingegneria Meccanica e Ingegneria Elettronica)
  • area politologica (Scienze Politiche e Relazioni Internazionali)
  • area formazione (Scienze dell’Educazione e della Formazione)

Tutti i corsi sono fruibili a distanza tramite la piattaforma e-learning. Sono attivi, inoltre, diversi master di primo livello, accessibili anche a tutti gli studenti che hanno conseguito una laurea triennale.

Scopri l’offerta formativa dell’Università Unicusano e regalati la possibilità di conseguire un titolo di studio capace di aprirti tante nuove possibilità lavorative.

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Lavorare come vigile urbano: studi e opportunità

Lavorare come vigile urbano ti consente di svolgere una professione a tempo indeterminato, entrando nei corpi di pubblica sicurezza degli enti locali. Per accedere bisogna superare un concorso ed essere in possesso dei seguenti requisiti: avere tra i 18 e i 40 anni, essere in possesso della patente di guida B (potrebbe essere richiesta anche la A), essere cittadino italiano, godere di tutti i diritti civili e politici e conoscere almeno una lingua straniera (l’inglese è quella più importante). Quest’ultimo requisito vale soprattutto per le cittadine con una grande affluenza turistica, in cui il vigile svolge anche la mansione di assistente in strada a cui chiedere informazioni. Ovviamente, per diventare vigile urbano non bisogna aver subito delle condanne penali o essere stato interdetto dai pubblici uffici.

Se vuoi saperne di più sulle mansioni e sulle modalità per prepararsi al concorso, leggi la nostra guida dell’Università Unicusano di Imperia.

Diventare vigile urbano: le mansioni

Ti piacerebbe lavorare come vigile urbano, ma vorresti qualche informazione in più sulle mansioni giornaliere da svolgere? Il primo compito è quello di controllare il traffico, favorire la viabilità evitando ingorghi e intasamenti e far rispettare le norme stradali all’interno del territorio comunale. Al vigile spetta anche il ruolo di controllore della sicurezza stradale. Questo significa, per esempio, che in caso di incidente deve assistere ai rilievi in collaborazione con la polizia stradale o con altri corpi di polizia.

Qui sotto, trovi un elenco dei compiti da assolvere per lavorare come vigile urbano:

  • tutela del consumatore: contrasto delle forme di commercio irregolare (ambulanti abusivi e banchetti non in possesso delle regolari autorizzazioni per la vendita)
  • tutela della qualità urbana e rurale
  • supporto alle attività di controllo svolte da specifici organi di vigilanza e destinate alla verifica della sicurezza e della regolarità del lavoro
  • soccorso in caso di calamità, catastrofi ed altri eventi che necessitano dell’intervento della protezione civile

Non solo, i vigili possono anche essere designati al servizio di controllo davanti alle scuole, alla vigilanza a piedi nei quartieri e nelle aree sensibili e agli interventi di educazione stradale nelle scuole.

La legge, inoltre, prevede un numero minimo di vigili urbani che dipende dal numero di abitanti della città in cui prestano servizio. Per i comuni con più di 20 mila abitanti, per esempio, è previsto un operatore di polizia municipale ogni mille residenti.

Come diventare vigile urbano: le prove da affrontare

Per diventare vigile urbano bisogna accedere al concorso compilando un modulo scaricabile dal sito web ufficiale del corpo dei vigili urbani. Alla domanda si deve allegare il documento di riconoscimento valido, l’attestato di diploma di scuola media superiore e gli altri titoli di studio acquisti e considerati validi al fine del concorso (conoscenza inglese). Il titolo di studio base per accedere, infatti, è il diploma di scuola media superiore, ma se hai titoli di studio più alti puoi ottenere punti in più utili a farti salire in graduatoria.

Una volta inviata la domanda, dovrai aspettare i tempi necessari alla valutazione. Un’apposita commissione verifica cioè le risposte inserite nel modulo e i documenti allegati e stila le graduatorie di ammissione. A quel punto non ti resta che aspettare le date del concorso per lavorare come vigile urbano.

Ecco in cosa consiste la prova selettiva:

  • due sessioni teorico-pratiche: un tema e una prova a quiz
  • una prova orale

Le materie di esame sono abbastanza vaste e includono il Diritto Costituzionale, il Diritto Amministrativo, la Legislazione degli Enti Locali, il Codice della Strada e il Codice di Procedura Penale. Nei precedenti concorsi per diventare vigile urbano sono state proposte tracce del tipo: “Cosa si può contestare a un ubriaco a bordo di un velocipede?” oppure “Quali sono le procedure di contestazione nel caso di accertamento di un autista ubriaco privo di documenti?”.

Punteggio per superare le prove

Per poter passare alla prova orale bisogna totalizzare un punteggio di almeno 21 su 30 domande. Dopodiché, la prova orale si ritiene superata con un punteggio pari a 24 su 30. A questi punteggi vengono sommati quelli spettanti in base ai titoli allegati alla domanda.

Chi supera entrambe le prove viene inserito nelle graduatorie e deve semplicemente attendere la chiamata da parte del Comune.

Il contratto dei vigili è a tempo indeterminato e raramente si firmano contratti a tempo determinato. Nei primi due anni di servizio, si effettua soprattutto lavoro in strada per il controllo del traffico. Mano a mano che si lavora e si accumula esperienza, si ha la possibilità di partecipare ai concorsi interni per salire di grado.

Periodicamente gli enti locali bandiscono dei concorsi per l’assunzione di nuovi vigili urbani. Controlla spesso la gazzetta ufficiale per essere sempre informato e non lasciarti sfuggire l’occasione di partecipare. Ovviamente, dovrai studiare per bene in tutte le materie d’esame elencate sopra.

Se vuoi davvero lavorare come vigile urbano, comincia subito a prepararti per superare il concorso!

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Cosa sono gli stili di apprendimento e perché è importante conoscerli

Per stili di apprendimento si intendono le modalità personali con cui ogni singolo studente comprende, elabora e fa proprie le informazioni. Ogni persona ha cioè il proprio approccio personale allo studio o più semplicemente all’apprendimento di un concetto o di una materia nuova. Questo significa, per esempio, che in una classe ci sono tanti stili di apprendimento quanti sono gli studenti.

Per poter promuovere dunque un insegnamento efficace, il docente dovrebbe adottare una prassi didattica capace di andare incontro a tutti i suoi studenti. È naturale che l’insegnante tenda a privilegiare la modalità didattica più congeniale al suo stesso stile di apprendimento, ma questa non è sempre la scelta più efficace.

Per capire cosa sono gli stili di apprendimento e come utilizzarli in qualità di insegnante, di pedagogista, di operatore didattico o di studente leggi l’approfondimento qui sotto dell’Università Unicusano di Imperia.

Come si apprende: guida allo stile di apprendimento personale

Gli individui apprendono in maniera diversa ed elaborano in maniera diversa le informazioni. Se ci pensi, ognuno ha persino delle preferenze spaziali e temporali differenti che caratterizzano la sua modalità di studio. C’è chi preferisce studiare di sera in solitudine e in un ambiente silenzioso e chi preferisce condividere lo studio con i propri compagni e sceglie il pomeriggio presto come momento migliore.

A determinare le differenze sono anche i canali sensoriali che vengono stimolati dall’insegnante. Oggi, l’apprendimento passa per quattro canali principali che definiscono altrettanti stili di insegnamento:

  • canale verbale e visivo: è il più utilizzato nel contesto scolastico e prevede che l’apprendimento passi essenzialmente attraverso la lettura e la scrittura.
  • canale iconografico: è la base del cosiddetto visual learning in cui si prediligono immagini, disegni, fotografie, grafici, diagrammi e mappe concettuali
  • canale uditivo:  è quello che predilige l’ascolto, con il coinvolgimento diretto dello studente che partecipa a lavori di gruppo e a discussioni collettive
  • canale cinestetico: è quello che punta sulle attività pratiche secondo il principio si impara facendo

Ognuno di questi canali ha la sua strategia/e di apprendimento. Se si attiva il canale verbale e visivo, per esempio, lo studente tenderà a prendere appunti, a riassumere per iscritto  i concetti principali e a prendere nota delle istruzioni per fare i compiti. Se si attiva quello iconografico, verranno favorite strategie come la sottolineatura con colori diversi per evidenziare le parole chiave del testo o l’utilizzo di mappe multimediali per diversificare i contenuti a livello gerarchico. 

Non è finita qui. Gli stili di apprendimento presuppongono anche degli stili cognitivi, definizione con cui si indica la modalità con cui lo studente elabora l’informazione.

Gli stili cognitivi riguardano cioè il modo in cui una persona assimila un’informazione (enfatizza i dettagli, vede l’insieme eccetera), le procedure razionali che mette in atto per capire i nuovi concetti (procede per associazioni di idee o in maniera sistematica) e la modalità di memorizzazione e organizzazione dello studio che adotta (ripete ad alta voce, elabora degli schemi, fissa i nuclei più significativi di un dato argomento). Gli stili cognitivi vanno cioè da quello analitico a quello intuitivo, da quello sistematico a quello riflessivo.

Conoscere gli stili di apprendimento per aiutare gli studenti

Il ruolo degli insegnanti e dei pedagogisti è molto cambiato. Oggi, il docente non è solo colui che tramanda il sapere, ma è colui che favorisce, stimola e accompagna il percorso di scoperta e di apprendimento del sapere. A lui spetta individuare il canale o i canali giusti e adottare lo stile di insegnamento più efficace per fare in modo che i suoi studenti mettano in atto il proprio stile di apprendimento con le relative strategie.

Capire cosa sono gli stili di apprendimento consente agli insegnanti di partecipare attivamente ai cambiamenti della scuola moderna, dove sono sempre più frequenti i progetti per arginare la dispersione scolastica e per migliorare l’efficacia della didattica.

Il modello verbale e visivo basato su scrittura e lettura, per esempio, non è adatto ai bambini e ai ragazzi dislessici e a quelli vittime di un disturbo di apprendimento. Ecco perché le scuole sono alla ricerca di professionisti in grado di capire queste nuove esigenze.

Oggi, sono sempre più richiesti gli interventi attuati da professionisti esterni all’istituzione scolastica e volti a risolvere queste problematiche e a fornire consulenze per supportare studenti, insegnanti e genitori creando dei percorsi psico-educativo specifici. 

Per capire meglio come usare gli stili di apprendimento per diventare un professionista abilitato a lavorare nel contesto scolastico attuale puoi seguire il Master di II Livello in Psicologia Scolastica dell’Università Unicusano.

Il master fornisce una serie di competenze per l’analisi dei contesti scolastici e per la comprensione degli interventi psicologici da attuare. Non solo, ti permette di acquisire le conoscenze per aumentare l’efficacia della didattica e per stabilire misure di sostegno in favore della relazione scuola-famiglia. Infine, fornisce gli strumenti per permetterti di rispondere ai bisogni degli studenti vittime dei disturbi di apprendimento.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. 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